16/04/2021
Era un anno fa: Aprile 2020, in pieno lockdown.
Da poco avevamo iniziato a fare i conti con il COVID-19.
Di quei giorni ricordo sopratutto il silenzio.
Mi svegliavo la mattina molto presto, dopo nottate insonni, in cui faceva da protagonista l’ansia e la paura; aprivo la finestra della mia cucina - che da sulla via Milano - una via abbastanza trafficata di Catania, e mi abbuffavo di quel silenzio. Affacciandomi, cercavo disperatamente forme di vita, come in un film di fantascienza.
Un anno fa, nello stesso periodo, realizzavo il mio sogno: scrivere un libro.
Un libro in cui racconto un estratto della mia vita: un evento brutale che mi è accaduto all’età di 21 anni. È trascorso un anno e siamo ancora qui: divisi da colori, distanze, da paure.
C’è tanta aspettativa su un futuro che al momento è ancora incerto.
A distanza di 365 giorni ho imparato ad ascoltare quel silenzio, che rimbombava dentro me, fino a quando non ho messo nero su bianco un’autobiografia.
È stato terapeutico.
Una volta ho scritto:”È come se qualcuno urlasse costantemente dentro di me con l’unico inconveniente che dicendo BASTA nessuno smette di urlare.”
Ascoltatevi di più, sopratutto nel silenzio.