15/05/2026
All’inizio c’era una vetrina. Io fuori, lui dentro. Un pittore al lavoro, io con la curiosità negli occhi. Mi ero fermato lì per tutt’altro motivo, uno di quei passaggi che fanno parte della giornata, del tempo già programmato. Ho osservato da lontano, poi è arrivato un invito: “Entra.”
Quaranta minuti dopo non stavo più fotografando un uomo che dipingeva un quadro. Stavo fotografando una storia, un mestiere, un modo di stare al mondo. Tra racconti, ricordi, fotografie e parole, quella distanza si è accorciata piano piano.
E forse il tempo più prezioso è proprio questo: quello che non avevi previsto. Quello che non avevi messo in agenda. Quello che decidi di regalare a un incontro, a una persona, a una storia. Perché la fotografia è questo: partire da una distanza e guadagnarsi lentamente la fiducia necessaria per avvicinarsi all’anima delle cose.