25/10/2026
A Castel Volturno lo Stato stanzia milioni di euro per un nuovo CPR. Ma basta fare due passi lungo la Domiziana per capire il vero paradosso di questo territorio.
Diventa facile credere che il fulcro di tutto sia l’emergenza immigrazione. Oggi la rabbia si scaglia contro i migranti, trasformati in un comodo capro espiatorio per decentrare l’attenzione da chi ha devastato queste terre decenni fa, nel totale silenzio delle istituzioni.
Parliamo di un comune in dissesto finanziario che conta circa 31.000 residenti, di cui quasi 6.000 sono migranti regolari. Ma a questi si aggiunge un’ombra immensa: tra i 15.000 e i 21.000 irregolari non censiti. Una massa di invisibili che sopravvive negli scheletri di cemento di vecchi abusi edilizi, tra le rovine di una pineta che non esiste più e un fiume violentato.
Un tessuto sociale soffocato dal caporalato, dove i fondi post-Covid sono diventati l’esca per l’usura ai danni di chi cercava solo di regolarizzarsi.
Camminando nei luoghi della strage del 18 settembre 2008, è impossibile non riflettere su come la comunità immigrata e quella locale siano, da decenni, accomunate dallo stesso tragico destino: entrambe vittime dell’assenza dello Stato e della morsa della criminalità organizzata, barricate in una disperata guerra tra poveri.
Guardando questo degrado, la domanda sorge spontanea: ha davvero senso costruire un recinto per arginare un’emergenza, in un territorio che lo Stato ha già abbandonato a se stesso?